di Bruno Sullo

1. Due ferrovieri provenienti da luoghi molto distanti; due persone dai cognomi curiosamente complementari; due amici coinvolti in uno stesso bisogno di creatività; due esperienze e mentalità gettate in un potente miscelatore; infine il progetto, semplice e complesso, di un’infinita contaminazione tra vita ed arte e di una ricerca inesausta di artisticità diffusa: tutto ciò sono I Santini Del Prete, al secolo Franco Santini e Raimondo Del Prete.

2. Il binomio vita-arte è da loro rifondato in una prospettiva di assoluta pariteticità dei due termini: essi trasportano il loro mestiere di ferrovieri nell’arte semplicemente proponendosi in un “mascheramento” che non è tale, cioè indossando la loro divisa. In questa operazione non è dato di sapere se sia il ruolo esistenziale, o non piuttosto il contesto d’arrivo, a divenire irriconoscibile fino ai limiti estremi dell’autoironia e dell’assurdo.

3. Può sembrare un progetto arduo, quello de I Santini Del Prete, pieno di sottili allusioni, di rimandi culturali impegnativi (Duchamp, Beuys, Cavellini e, aggiungerei, Gilbert & George), guadi pericolosi e perfino contraddizioni. Ed in parte lo è. Ma tutto è agilmente superato dalla semplicità operativa, talora del tutto disarmante, basata sull’azione diretta, sulla presentazione fisica di se stessi, sulla convinzione che l’arte sia dovunque e in chiunque e che basti aprire la porta per liberarla. La porta può essere, semplicemente, una divisa da ferrovieri, esibita e agita in luoghi “impropri” come quelli dell’arte. La forza semantica ed evocativa della divisa, la distanza tra testo e contesto, la sottolineatura che entrambi traggono dalla loro compresenza sono gli ingredienti che rendono sapide e originali le performances de I Santini Del Prete.

4. Nello spaziare liberamente nei più vari e diversi ambiti operativi, i due autori mostrano di percorrere due vie preferenziali. Una, che sembra essere la preferita, è la presentazione di se stessi come human sculptures (ecco ancora il riferimento a Gilbert & George), però non statiche bensì colte nell’esecuzione di azioni live e costantemente caratterizzate dalla indicazione diretta della loro professione.

5. L’altra via è invece basata sul coinvolgimento di presenti, amici, artisti nell’operazione di contaminazione tra vita ed arte, che I Santini Del Prete effettuano semplicemente travestendo (questo sì che è un vero travestimento) gli interlocutori da ferrovieri ed attirandoli dunque nel nucleo caldo della loro ideologia.

6. Tutta questa attività ha un centro vitale e un luogo di documentazione. Il primo è Rosignano Marittimo, un piccolo paese della provincia di Livorno posto sulla cima di un colle da cui si domina la pianura sottostante fino al mare. Qui, nei locali dell’antico Castello, ha sede La Casa dell’Arte, un gruppo di amici (e tra essi I Santini Del Prete) che percorrono insieme un tratto della loro vita producendo iniziative artistiche e scambiando esperienze con altri gruppi e artisti d’Italia ed oltre.

7. Il secondo è una stanza-museo situata nelle vicinanze di Vada (altro piccolo paese della provincia di Livorno) e definita La Stüva dalla Sculozza: è un luogo della memoria, che raccoglie documenti, immagini ed oggetti di un decennio (1992-2002) di intensa attività de I Santini Del Prete. È un’opera compiuta, sintetica, ed è anche un punto d’arrivo e di ripartenza per un progetto più ampio, più consapevole e più rigoroso, sempre in linea, comunque, con gli elementi che sono alla base della filosofia artistica ed esistenziale dei due autori.

Livorno, gennaio 2003

Bruno e ISDP in azione a Montegrotto

Bruno e ISDP in azione a Montegrotto

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