Ma la non-arte No

NON ARTISTI A NAPOLI

di Maurizio Vitiello

Un tris di non-artisti a LineaDarte Officina Creativa ci offre l’opportunità di captare il giusto movimento e l’azione concettuale di tre artisti che, fondamentalmente, “giocano” a non dichiararsi tali.
Presenteranno il video TRILOGIA di NON-ARTISTI e foto su plexiglas, cm 40 x 30.
Si ascolteranno canzoni cantate da Lucio Amelio, da molti considerato un gallerista creativo, non-cantante, ma attore, dal suo disco “Ma l’amore no”.
Amelio ha lasciato un vuoto a Napoli e in un circuito culturale e di riferimenti espositivi.
La formazione-tris di non-artisti formata da Alfonso Caccavale e I Santini Del Prete intende precisare la non-arte, nipotina “Dada” e figlia di “Fluxus”, come alcuni esperti hanno segnalato.
Nella piattaforma, fluida e plastica, dell’arte contemporanea, che implementa soluzioni sempre nuove, essi agiscono con divertimento e oculata passione; insomma, l’arte contemporanea, nel suo ventaglio propositivo, incamera nella sottile cortina realizzativa una chance perché faccia combaciare arte e non-arte.
In fondo, è un gioco speculare, tutto sommato, arguto e confacente a misurare sentimenti e ironie, possibili armonie e sereni equilibri, idee fallaci e pensieri brillanti.
Da Amelio a Lineadarte-Officina Creativa, da Beuys a Shimamoto e ai tanti artisti-maieuti, da Renato Barisani a Giuseppe Antonello Leone, grandi vecchi dell’arte in attività di servizio, Napoli raccoglie una fortissima creatività, che può agganciarsi anche alla dialettica della non-arte, vera strada maestra per conglobare gli umori della strada e i riverberi salottieri in una centrifugata azione scenica.
Ci potremmo mai meravigliare di seguire la scena della non-arte degli amici Caccavale e I Santini Del Prete qui a Partenope …? … ma scherziamo …? … la terra che ha accolto Nerone e vede il suo teatro antico, oggi parte integrante del cosiddetto “corpo di Napoli” … ; insomma, proprio no; e, allora, la realtà che è continuamente in scena sempre nelle strade e nelle piazze ritmicamente affollate, e pensiamo a Cangiullo, ottimo descrittore visivo dei rumori e dei segni metropolitani,vive nella produzione della non-arte di Alfonso Caccavale, vigile urbano napoletano, e de I Santini Del Prete, ferrovieri non-artisti, partenopei e in parte labronici.
I formidabili, intemerati tre amici si pongono come attori e pubblico contemporaneamente; insomma, sarebbero, anzi, sono ministri del culto della vita mentre officia la sua rappresentazione la stessa città.
Tutti possono essere coinvolti nelle loro azioni; chi assiste può essere inteso come parte di un pubblico d’avanguardia dell’arte.
Si può essere coinvolti ed è giusto che sia così; attivamente, si può essere coinvolti e il sistema dell’arte contemporanea riesce a mediare, a metabolizzare, a integrare; si è con loro dentro l’arte per vivere la vita a Napoli, teatro dell’assurdo, capitale delle contraddizioni, regno dei paradisi perduti, terra irredimibile e sospesa nella ferita a morte …

Napoli, notte silenziosa dell’8 aprile 2011

Ma la non arte No

scritto da Valeria Ferronetti x Whipart

Molto si è detto e forse ancora molto si dirà sul concetto di Arte e su cosa possa essere definita tale, eppure c’è qualcuno che da circa venti anni non solo si interroga sul concetto contrapposto della Non-Arte, ma sperimenta e si adopera in performance particolarissime con l’unico intento di comprendere dove termina la vita e inizia l’arte o viceversa.
Potrà sembrarvi strano, eppure i Santini Del Pretehanno fatto, di questo interrogativo, il punto focale delle loro strabilianti perfomance che spesso lasciano sulle labbra del pubblico un attonito, quanto inevitabile, sorriso.
Prima di andare avanti però, occorre qualche precisazione.

Santini Del Prete sono un duo nato quasi per caso nel 1992, sono amici tra loro e cosa più importante, non sono artisti, sono ferrovieri. La loro missione è unire l’arte alla non-arte partendo dalla convinzione che nell’universo ogni cosa ha bisogno del suo opposto per completarsi. Hanno inoltre dichiarato che la creatività è una necessità biologica, insita in ognuno di noi e amano infiltrarsi tra gli artisti per confondere e allo stesso tempo rendere più semplici i concetti artificiosi dell’arte.

Franco Santini e Raimondo Del Prete, questi i loro nomi, che fusi insieme hanno dato vita al particolarissimo nome d’arte (o forse dovremmo dire nome non d’arte) iSantini Del Prete, sono dunque quanto di più lontano dall’idea di arte che ognuno di noi conosce. Nelle loro perfomance appaiono sempre rigorosamente con la divisa da ferrovieri e talvolta amano coinvolgere il pubblico, rendendolo parte attiva della loro creazione estemporanea per rafforzare ancora una volta quanto sia difficile trovare il punto di confine tra vita e arte.

Eppure i Santini Del Prete non sono i soli ad abbracciare la filosofia della non arte, perché tra le strade di Napoli c’è un vigile, Alfonso Caccavale che tra una multa, un fischio e un sorriso, osserva il mondo che lo circonda, studia i passanti e progetta a sua volta nuove performance. Un gioco, quello di questi tre artisti, basato proprio sul non dichiararsi tali, che li ha portati ad incontrarsi ed unirsi per dar vita ad una particolarissima mostra che non poteva che essere ospitata nel più famoso vascio-laboratorio di Napoli, Lineadarte – Officina Creativa, diretto magistralmente daGiovanna Donnarumma e Gennaro Ippolito.

Il punto focale della mostra è stata la performance che ha visto i nostri tre protagonisti immergere i loro delicati piedi in dei bacili ricolmi d’acqua di mare. Attenzione però, non si trattava di una qualsiasi acqua di mare, no. I bacili erano tre e in uno era contenuto il mare di Napoli, in cui si è immerso Alfonso Caccavale, napoletano verace; nel secondo c’era mare livornese che bagnava i piedi di Franco Santini, nato e cresciuto a Livorno; nel terzo invece vi era un po’ del mare napoletano e un po’ di quello livornese. In quest’ultimo bacile, in tutta la sua fierezza, si ergeva la figura del non artista Raimondo Del Prete, nato a Napoli e trapiantato a Livorno. L’inusuale performance consisteva nello scambiarsi di posto a tempo di musica, un disco di canzoni classiche napoletane cantato interamente da Lucio Amelio, storico gallerista partenopeo, non cantante, non artista, a cui è dedicata l’intera mostra.
Cosa volessero realmente trasmetterci con questa rappresentazione non ci è dato di saperlo ma, per coloro che volessero dare uno sguardo più da vicino al mondo della non-arte, basterà recarsi in galleria e guardare con i propri occhi un video che ritrae i nostri non artisti. Inoltre, sulle pareti troverete esposte alcune opere che rimandano alle performance dei Santini Del Prete e diAlfonso Caccavale.

Ma la non arte No 
Linedarte Officina Creativa
Via San Domenico Soriano 34
Napoli
Dal 7 al 21 maggio 2011

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