di Raffaello Becucci


Raffaello Becucci nella Stueva a Prato
Raffaello Becucci nella Stueva a Prato

Ammettono di essere figli di uno stipendio fisso. Si sentono parte di un sistema sociale, di un ruolo riconoscibile grazie all’uniforme che indossano giornalmente. Due amici nella vita e nel lavoro hanno deciso, per un caso del destino che non sempre si spiega, di unirsi in un gioco creativo. I Santini Del Prete (Franco Santini e Raimondo Del Prete) da più di dieci anni compaiono magicamente negli “stabilimenti” artistici. Proclamando, con una grottesca ufficialità, un ruolo che gli spetta e che si vogliono conquistare: quello di non-artisti. Loro sono ferrovieri prestati all’arte, ma se ci pensiamo bene cosa se ne fa il ferroviere dell’arte? Diciamo niente, allora ecco nascere l’antitesi, il contrario, l’opposto. Il ferroviere diventerà artista solo se il treno si trasformerà in galleria, e i passeggeri in critici e collezionisti. Per ora, i nostri amici in divisa si preoccupano di coprire un ruolo “avversario” all’arte: amichevole, simpatico, ma pur sempre avversario…
Tutto è iniziato all’Artestudio di Ponte Nossa, in provincia di Bergamo, nel 1992: I Santini Del Prete, vestiti con il loro abito da ferrovieri, hanno intrattenuto il pubblico della mostra con un concerto stornellato a due voci. Da li in poi è stato un susseguirsi di occasioni dove esporsi. Divisa sempre in ordine, il duo si addentra all’interno del sistema dell’arte rimanendone però distante. Recitando il ruolo di tutti i giorni, quello del lavoro con cui sopravvivono e fanno sopravvivere la famiglia: loro sono lì, in quell’immagine tanto buffa quanto tragicomica della vita.
Le esperienze si susseguono negli anni: oltre a presentare e a presentarsi in magistrali performance e azioni, questo duo di ferrovieri si esprime anche attraverso una serie di opere che hanno battezzato come “gadget”. Passatempi, divertenti giocattoli e souvenirs (gli oggetti-ricordo da tenere esposti sul comodino!), in maniera particolare sono “gingilli” che omaggiano la figura onirica dei Santini Del Prete. Loro sono l’opera e il gadget ritrae la coppia mentre recita con entusiasmo il motto: “noi non siamo artisti, siamo ferrovieri!”. Deliziosi regali-sorpresa, donati da amici artisti e artigiani che vogliono omaggiarli, diventano degli ex voto per ringraziare il treno di averli generati!
La loro rivoluzione avviene anche con stendardi e striscioni (dove sono scritti slogan e frasi come “la non arte è… amicizia”, “la non-arte è…bolle di sapone”, o il motto-propaganda “multiplicitè creativitè solidarietè”…): altre volte sono delle sagome di legno a rappresentarli, in atteggiamenti scanzonati ed allegri, mentre volano sugli spettatori grazie a delle ali d’angelo… E qui entra il sogno del librarsi in cielo, grande sfida che hanno sempre preso in considerazione. L’utopia di vedere i binari dall’alto ha dato vita ad un progetto: un video, realizzato insieme a Franco Menicagli, li mostra svolazzare mentre sorvolano un tratto di ferrovia, la loro amata ferrovia. Finalmente possono, virtualmente (?) volare, provando un brivido di vertigine dall’alto, dando forma e speranza al mito ereditato da Dedalo ed Icaro.
Per I Santini Del Prete, il sogno va a braccetto con la sua messa in scena, sia fisica che immaginaria. Volare, per loro, è lo staccarsi dagli obblighi dei padroni (i proprietari del treno?), raggiungere l’assoluto e vedere tutto con una diversa prospettiva!
L’ultimo tassello, per ora, del progetto di questi ferrovieri prestati all’arte è in uno “scrigno” appena inaugurato: a Vada, un paesino sulla costa Livornese, si è aperto il ricordo dei primi dieci anni vissuti a stretto contatto. Una stanza colma di materiale su di loro, un tesoro di testimonianze affettive della loro complicità. La casa spirituale e la tana in cui nascondersi: questa è la “Stuva dalla sculozza”, l’ambiente in cui I Santini Del Prete raccontano, con attenzione e scrupolosità, il loro mondo, le loro gesta ed imprese. Un piccolo e prezioso museo dove il visitatore non deve oltrepassare la porta d’ingresso, ma può solo sbirciare timidamente da una finestra. Intravede così un universo costellato d’immagini e ritratti, uno specchio in cui si riflettono solo loro, divertente satira della commedia artistica popolare.
Concludo questo testo (un breve ma intenso epilogo dentro la non-opera dei Santini Del Prete) con la migliore tradizione delle favole: e vissero felici e contenti, contribuendo a far respirare l’arte dal suo piedistallo, grazie al sorriso e alla maschera di due attori troppo calati nel ruolo di ferrovieri…


– articolo JULIET n.113 June 2003 –
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